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Principi di trattamento ortodontico nelle labio palato-schisi

 

 

Ortopedia nelle labio-palato-schisi monolaterali

 

Le procedure di ortopedia infantile con placche in acrilico come le conosciamo oggi furono introdotte per la prima volta da McNeil negli anni Cinquanta (1954: Mc Neil. Negli anni settanta fu introdotta la placca ortopedica ad oggi più utilizzata nei vari centri per il trattamento delle LPS. La placca di Hotz. (Hotz e Gnoinski, 1976). Tale placca in resina dura, passiva, avrebbe dovuto essere in grado di svolgere numerose funzioni: agire da separatore anatomico tra cavità nasale e cavità orale permettendo l’instaurarsi di un’adeguata alimentazione permettendo al neonato di sviluppare, mediante un’opportuna depressione, il riflesso della suzione e della deglutizione, iniziando quindi precocemente ad alimentarsi mediante la tettarella del biberon; dare stimolo e supporto alla respirazione condizionando la postura della lingua che, attraverso l’artificiale appendice velare, è stimolata a posizionarsi anteriormente, senza più poter occupare lo spazio della volta palatina; consentire un allineamento dei due monconi mascellari, favorendone il loro sviluppo anteriore e verticale ed un raddrizzamento del vomere. (Hotz e Gnoinski, 1976).
Venivano Inoltre riportate ulteriori “anedottiche” proprietà di tali placche: minori infezioni dell’orecchio medio e minori cross-bites, nonché un migliore sviluppo del mascellare superiore (Weil, 1976).

Oltre alle placche passive, vengono usate anche placche passive con modellatori nasali che aiutano a migliorare la posizione della cartilagine nasale (da applicare entro le 6 settimane di vita). Tali placche, seppure possano dare eccellenti risultati di simmetria post-operatoria, non sono utili nelle LPS monolaterali, perchè tendono a perdere la loro efficacia a distanza di 1 anno dall’intervento (Liou e col, 2004)
Le placche passive, potranno essere utilizzate in associazione ad un cerotto che unisca le labbra e che funga da parte attiva per avvicinare i segmenti alveolari. Entrambe le tecniche producono eccellenti risultati.
Va ricordato come, malgrado molti autori in passato abbiano entusiasticamente sostenuto l’efficacia in termini di crescita, occlusione, funzione della ortopedia pre-chirurgica, la letteratura è oggi piuttosto controversa.
Gli studi più onesti e scientifici (studio clinico randomizzato prospettico) non hanno tovato differenze né nell’alimentazione (solo la velocità della poppata) nè nella estetica labiale dei bambini sottoposti a ortopedia a 2,5 anni, né nelle dimensioni palatali, né nella crescita mascellare (Dutchcleft: Prahl e col, 2003, 2006, 2009) non sono più visibili a 6 anni di età, neppure in termini di dimensioni dell’arcata mascellare, né per ciò che concerne la crescita del mascellare superiore, né l’estetica labiale, né la fonesi. Gli autori perciò concludono che.. “l’ortopedia pre-chirurgica debba essere abbandonata”.
. L’importante è spiegare ai genitori che non è indispensabile. Nelle schisi ampie è possibile evitare un intervento di li padhesion (che è un intervento in anestesia generale precoce con i rischi connessi). Con alcuni protocolli che prevedono la chiusura in un tempo unico (Brusati, 2006), le placche incrementano la probabilità di poter chiudere tutto insieme.
Ancora a supporto dell’utilizzo di una ortopedia pre-chirurgica è spesso chi si occupa clinicamente di riabilitazione logopedia dato che è dimostrato nello studio sopra citato che le placche permettono un un linguaggio più intelligibile sino ai 3 anni (Boongarts, 2006) e secondo i logopedisti una articolazione migliore tra i 3 e i 6 anni potrebbe avere una influenza significativa sullo sviluppo socio-psicologico e su un’articolazione più ricca nel futuro del bambino(Rezzonico, 2002).

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