Indietro/Stampa/Home/La chirurgia secondaria e a fine crescita/Iposviluppo mascellare

Iposviluppo mascellare

 

L’iposviluppo mascellare è una condizione per lo più correlata alla chirurgia primaria, anche se non va esclusa una causa intrinseca. Esso è presente a seconda delle casistiche dal 15 al 45% dei casi e varia in relazione alle tecniche impiegate, al timing, alla mano dell’operatore. L’ipoplasia mascellare va giudicata in base alla conseguenze estetiche che provoca e non deve basarsi sull’occlusione interdentale (che può essere anche buona ma a seguito di compensi dentari); pertanto è basata su un criterio soggettivo dell’osservatore, il che rende non paragonabili tra loro le diverse statistiche. Come per tutte le dismorfosi mascellari, l’epoca del trattamento osteotomico è solitamente a fine crescita previa preparazione ortodontica delle arcate. Il trattamento chirurgico consiste per lo più in una osteotomia tipo Le Fort I alta con cui correggere la malocclusione e migliorare il deficit scheletrico che sovente è caratterizzato anche da ipoplasia zigomatica. Dal punto di vista chirurgico occorre ottenere una buona mobilizzazione del segmento osteotomizzato, cosa che è resa difficoltosa dalle cicatrici esistenti. Un avanzamento superiore al centimetro è difficilmente ottenibile con questa tecnica. Nonostante tutto, a distanza si potrà osservare un certo grado di recidiva. Nel caso di avanzamenti maggiori deve essere considerata l’osteodistrazione, che può essere messa in atto, dopo consueto tracciato osteotomico e mobilizzazione, mediante distrattori esterni od interni. Gli avanzamenti di grande entità comunque ottenuti possono comportare un peggioramento della fonazione, soprattutto se questa era caratterizzata da una chiusura velofaringea di tipo marginale.